<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=747520772257475&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Musei digitali: 5 modi di utilizzare l’intelligenza Artificiale nei musei

L’intelligenza artificiale al servizio dei musei digitali per arricchire l’esperienza del fruitore e per semplificare il lavoro dei dipendenti.

Musei digitali e visite virtuali

È da tempo che musei e gallerie cercano di trovare alternative alla fruizione “tradizionale” facendo ricorso alla tecnologia.

Inizialmente lo scopo era piuttosto semplice: cercare di accrescere la mole di contenuti extra, fruibili tramite l’utilizzo di strumenti quali i qr code o sostituendo le audioguide classiche con app da scaricare sul proprio smartphone. 

Poi sono nate le stanze interattive per offrire esperienze a diretto contatto con l’opera e la didattica  inizia ad avvalersi di strumenti tech creando musei interattivi.

La sperimentazione tra arte e tecnologia sembra procedere però molto lentamente fino a inizio 2020 quando i musei, non potendo più offrire la possibilità di visitare le mostre fisicamente, hanno iniziato ad elaborare alternative.

La risposta immediata è stata un aumento dei contenuti sui social e l’apertura di altri canali (l’esempio più eclatante è stato l’arrivo della Galleria degli Uffizi su Tik Tok, social utilizzato principalmente dagli adolescenti), ma presto sono risultati insufficienti. 

Aumentando la necessità di soluzioni sempre più tech e all’avanguardia, anche l’intelligenza artificiale inizia ad essere utilizzata all’interno dei musei digitali, con molteplici scopi: velocizzare il lavoro dei dipendenti, arricchire l’esperienza dei visitatori, fornire maggiori informazioni agli studiosi.

Musei e covid

Dall’inizio della pandemia covid-19 è stata subito chiara a tutti la necessità di trovare alternative al tradizionale turismo culturale. Era evidente dunque che questo evento mondiale avrebbe fatto da spartiacque con ciò che esisteva prima e ciò che sarebbe avvenuto dopo, compresa l’esperienza del visitatore.

Lo dimostrano i dati di ICOM Italia (International Council of Museums – Italia) emersi da un’indagine condotta su quanto realizzato dai musei italiani in termini di comunicazione digitale. ICOM testimonia come, durante la pandemia di Marzo 2020, circa il 90% dei musei italiani abbia iniziato a realizzare contenuti digitali ad hoc dopo la chiusura al pubblico.

Quando abbiamo compreso che l’immobilità del periodo si sarebbe prolungata, è risultata necessaria un’inversione di marcia: i processi di tecnicizzazione, già avviati da tempo, hanno subìto un’accelerazione per trovare un’alternativa in tempi brevi al recarsi fisicamente alle mostre. Non è più il fruitore a recarsi al museo, ma quest’ultimo ad arrivare direttamente nelle case.

Il cosiddetto turismo digitale ha avuto una notevole spinta grazie alla proliferazione di musei virtuali e piattaforme digitali che hanno permesso di vedere le opere sullo smartphone, visitare gallerie online sul proprio pc e addirittura muoversi liberamente all’interno di un museo direttamente dal divano di casa, con tour musei virtuali (come vedremo in seguito). 

Musei e media digitali: pro e contro

Ovviamente, la fruizione “a distanza” porta con sé aspetti positivi e negativi: non è possibile percepire, ad esempio, quella che Walter Benjamin nel libro “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” definisce “aura” dell’opera, così come non si può interagire con altri visitatori.

Allo stesso tempo, però, poter vedere una mostra online, comodamente da casa, aumenta il numero di possibili fruitori, per i quali la realizzazione di musei virtuali può rivelarsi la spinta per entrare a contatto con l’arte.

Sicuramente la differenza sostanziale tra museo online e quello tradizionale è legata al non poter ammirare l’originale dell’opera, dovendosi “accontentare” di una riproduzione.

Ma, per quanto vedere le opere originali nei musei sia la nostra quotidianità, in passato non è sempre stato così.

Il direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt, in un’intervista a Wired ha spiegato che “Nel Nord Europa o in America i primi musei furono spesso di copie. Lì non avevano, per esempio, statue romane da esporre e quindi realizzavano duplicati in gesso. Si pensava che fosse meglio avere la copia di un grande capolavoro, che non l’originale di un’opera secondaria. Poi nel Novecento prevale l’idea che fosse meglio avere anche solo un frammento di un’opera, ma autentico e unico”.

Inoltre, l’utilizzo dell’AI nei musei, come vedremo, non esclude la fruizione “fisica” ma offre strumenti per potenziarla. 

Ma come viene utilizzata l’AI nei musei tecnologici?

5 modi di utilizzare l’AI nei musei

1. La Realtà Virtuale per muovere nel museo

Per quanto la realtà virtuale avesse già iniziato a muovere i suoi primi passi all’interno del settore artistico, con l’impossibilità di spostarsi legata al covid-19 ha avuto una forte ascesa. 

Come poter rendere libero il visitatore di aggirarsi nelle varie sale espositive, come accade solitamente quando si visita una mostra, ma facendolo restare a casa al sicuro?

Con l’utilizzo della realtà virtuale, ovvero la simulazione realistica di una realtà che non esiste, è possibile realizzare tour virtuali 360°. La visita virtuale consente di muoversi tra le opere come accadrebbe nella realtà e ascoltare la spiegazione dell’audioguida. 

Tra le istituzioni che per prime hanno deciso di investire nella realtà virtuale c’è il Dalì Theatre Museum che utilizza l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico per creare un ambiente di realtà virtuale dove i visitatori sono i benvenuti.

Tramite l’utilizzo della piattaforma Matterport è possibile entrare dentro il museo virtuale e muoversi liberamente, potendo fruire di approfondimenti e curiosità sulle opere.

Anche il MiBACT, Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, ha realizzato il Grand Virtual Tour, un tour virtuale che porta lo spettatore in viaggio tra i principali teatri, palazzi, monumenti e musei in Italia come il Colosseo, il Teatro San Carlo, la Venaria Reale, il museo Egizio di Torino e molto altro.

 

2. Chatbot come guida

 

La guida, all’interno del museo, si occupa di esporre le opere ai visitatori, incuriosirli e rispondere alle domande.

E se tutto ciò lo facesse un chatbot? Questa è l’idea che InvisibleStudio ha avuto per Le Case Museo di Milano.

Giuliano Gaia, co-fondatore insieme a Stefania Boiano di InvisibleStudio, ha raccontato in un'intervista a Startup Italia che “A differenza di altri chatbot museali il nostro è esclusivamente un gioco, una caccia al tesoro all’interno delle collezioni. In questo senso è il chatbot a fare domande al visitatore, ‘costringendolo’ a osservare con attenzione le collezioni e a scoprire dettagli inaspettati.”

Attraverso innovazioni digitali come la gamification e lo storytelling, hanno cercato di rendere più interessante la visita museale agli occhi dei giovani, unendo la conoscenza storico artistica e l’apprendimento, tipici dei tour guidati, alla curiosità della caccia al tesoro.

 

3. Machine learning e reti neurali per aiutare chi studia

L’AI nei musei e nelle gallerie non viene utilizzata solo per rendere migliore la fruizione dei visitatori, ma anche per aiutare gli studiosi.

Come è successo al Norvegian National Museum in cui, sfruttando il machine learning e le reti neurati, sono riusciti ad aggiungere meta-dati ai dipinti delle collezioni che potrebbero rivelarsi molto funzionali soprattutto per chi le studia.

L’algoritmo T-SNE raggruppa le immagini per somiglianza di motivi, tecnica, composizione e uso del colore, creando un’interfaccia utente della pagina web del museo con le opere suddivise in cinque categorie: dipinti (per motivo), dipinti (per stile), stampe, disegni, design.

 

4. AI per organizzare cataloghi e collezioni

Tra i vari dipartimenti dei musei, un settore è adibito all’organizzazione delle collezioni e dei cataloghi. 

Questo significa dover effettuare uno studio approfondito sulle opere per cercare di ricreare connessioni non solo all’interno delle stesse collezioni, ma anche con le altre presenti all’interno del museo.

E se di questo si occupasse l’AI?

Per un algoritmo di intelligenza artificiale è oltremodo semplice infatti riconoscere elementi visivi o cromatici ricorrenti, associarli a una corrente o a una espressione artistica e creare così collezioni e cataloghi più coerenti.

 

5. AI per dare voce alle opere

Abbiamo visto come l’AI possa aiutare la fruizione arricchendola di nozioni e di dettagli che aiutano sia gli studiosi che i visitatori.

Ma non solo. L’AI può persino dare voce alle opere. 

È quello che ha fatto la Pinacoteca di San Paolo in Brasile, grazie all’utilizzo del sistema di AI “Ibm Watson”, basato sull’autoapprendimento. 

Nato con l’idea di avvicinare all’arte le persone che comunemente non sono solite visitare musei, offre la possibilità di fare domande di qualsiasi tipo, anche le più banali, senza la paura di essere giudicati. 

Così è nato “A Voz da Arteun progetto che sfrutta intelligenza artificiale e riconoscimento vocale per dare, letteralmente, voce ad alcune opera d’arte selezionate.

Intelligenza artificiale e musei digitali

L’intelligenza artificiale può essere utilizzata in vari modi all’interno dei musei e delle gallerie. Il binomio “Arte e tecnologia” ci permette di ampliare la nostra esperienza e di portare le collezioni e le opere anche fuori dai musei. 

La digitalizzazione dei beni culturali ne favorisce sicuramente la “democratizzazione”: la loro fruizione è infatti sempre più a portata di tutti, arriva direttamente all’interno delle nostre case, senza bisogno di muoverci nè di pagare un biglietto. Basta un device e una connessione a Internet.

 

Leggi anche: Intelligenza Artificiale e creatività: l'AI che scrive, dipinge e compone.

 

Vuoi saperne di più su Pigro? Contattaci!